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In libreria “La dissoluzione della democrazia. Scritti 2007-2022” di Fausto Bertinotti

Pubblichiamo un estratto dalla postfazione di Giso Amendola al nuovo libro di Fausto Bertinotti “Dissoluzione della democrazia”.

Il 15 maggio a Roma presso il Ministero della Cultura la prima presentazione del libro.

Democrazia. Dalla dissoluzione alla rivolta
di Giso Amendola


Il nucleo tematico, direi il problema che ha guidato Alfonso Gianni nello scegliere e curare questa serie di editoriali di Fausto Bertinotti che hanno scandito il viaggio politico-culturale di «Alternative per il socialismo», è chiaramente espresso dal titolo del volume: siamo davanti alle tappe di un processo complessivo di dissoluzione della democrazia. La democrazia di cui parliamo è in prima battuta quella italiana, quella definita dalla Costituzione, e dal progetto di Stato sociale di diritto che la Costituzione conteneva. In senso più allargato, però, ed è questo il terreno su cui si muovono principalmente questi editoriali, per democrazia qui si intende la mediazione politica complessiva che si realizza in Occidente negli anni del dopoguerra e che si stabilizza nel lungo ciclo dei cosiddetti Trent’anni gloriosi. Questo è precisamente il problema da cui parte la riflessione di Bertinotti: cosa ne è stato di quel ciclo? Cosa ne resta della mediazione democratica che quel ciclo ha prodotto? E, soprattutto – e via via che gli editoriali scorrono nel tempo, questa domanda urgentemente politica prevale sull’impegno analitico sulle ragioni della dissoluzione – è possibile e auspicabile un’azione tesa a riprodurre le condizioni di quella mediazione democratica? Oppure occorre interrogarsi radicalmente sul senso che assume l’agire politico dopo l’esaurimento di quella mediazione? E in tal caso, quali le soggettività che emergono una volta preso atto dell’estinzione dei soggetti che erano stati protagonisti della mediazione democratica?
La letteratura sulla crisi della democrazia oggi è amplissima. Si può dire anzi che ha accompagnato come un controcanto tutte le fasi della destrutturazione democratica. Nel 1975 un testo molto noto e citato segnò quasi il punto di svolta e di inversione dei discorsi sulla democratizzazione, dichiarando l’esaurimento della fiducia nell’espansione progressiva della forza del disegno democratico e dando inizio a una lunga serie di discorsi sui rischi dell’“eccesso” di democrazia e sui rimedi istituzionali e politici da costruire per arginare quelle eccedenze. Si trattava del “rapporto” sulla democrazia istruito per conto della Commissione Trilaterale, e affidato a tre intellettuali di prestigio. Il rapporto in Italia uscirà (significativamente) nel 1977, con (altrettanto significativa) prefazione di Giovanni Agnelli. Questo testo ha una sua decisiva importanza, al di là delle passioni ambigue che la lettura avrebbe suscitato – e continua a suscitare – in tutti i complottisti, che lo utilizzano per nutrire il loro ultrasemplificato immaginario, che vede la crisi della democrazia progettata e decisa a tavolino da una Commissione “sovranazionale”. Ha una sua decisiva importanza perché inverte la retorica pubblica democratica, e dichiara improseguibile la fiducia nelle sorti della progressiva democratizzazione.

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