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Addio a Marc Augé

È morto a 87 anni Marc Augé, antropologo, scrittore e filosofo francese, lo ricordiamo con un estratto dal suo ultimo libro uscito per Castelvecchi “Piccole felicità. Malgrado tutto…” introduzione di Paolo Quintili, traduzione di Cristina Guarnieri.

Negli stereotipi più diffusi la felicità non ha soltanto un luogo, ma anche una forma: quella della casetta destinata a ospitare una felicità intima e segreta (“due cuori e una capanna”), che rappresenta al tempo stesso il più diffuso, il più modesto (“per piccina che tu sia” si dice a volte di questi rifugi anonimi) e il più ambizioso degli ideali. Il più ambizioso perché si basa sulla convinzione che la ricetta della felicità sarebbe a portata di mano se solo si avesse la saggezza di credere in se stessi, di rinunciare alle ambizioni superficiali e di accontentarsi delle poche cose essenziali: l’amore, l’amicizia, la sobrietà. Certo, si tratta di un ideale che molti sono ben lontani dal raggiungere, per quanto possa apparire limitato; gli imprevisti della vita fanno spesso vacillare amori e amicizie; la sobrietà e la sedentarietà non proteggono da noia e solitudine. Il manifesto della felicità nel suo luogo è, dunque, il più delle volte un annuncio di tipo pubblicitario di cui la società mediatica si serve per vendere le proprie serie tv (La casa nella prateria) o i propri prodotti finanziari: quanti vecchietti allegri e sgambettanti vediamo sui nostri schermi televisivi decantare davanti ai loro giardini fioriti e ai loro nipotini i meriti di un’assicurazione sulla vita o di funerali pagati in anticipo? Tradizionalmente, le immagini della sedentarietà felice sono pensate per scongiurare la paura della solitudine e della morte. In un libro di immagini sacre che avevo da bambino venivano contrapposte due morti: quella del giusto, sereno, con la barba bianca ben curata, circondato dai membri della propria grande famiglia commossi, tutti raccolti e sorridenti, e quella del peccatore, che si contorce in preda a morse di dolore davanti alla visione delle fiamme che lo attendono, con la barba sfatta e solo, in una topaia di fortuna. Devo confessare che queste immagini, contenute in un libro probabilmente già allora antiquato, mi terrorizzavano entrambe allo stesso modo. Pur mancando il loro scopo, avevano comunque il merito di rivelare l’essenziale: le ossessioni che la Chiesa cattolica e il mercato capitalista, nei loro rispettivi stili, diversi a seconda dell’epoca, si sono impegnati a seppellire sotto un mare di immagini edificanti e rassicuranti, vere e proprie negazioni della realtà. Bisognerebbe poi aggiungere che al giorno d’oggi non si usa più ricorrere a evocazioni dell’inferno e si tratta tuttalpiù di mettere in scena e in immagini pubblicitarie la quieta felicità a cui si vorrebbe che noi tutti aspirassimo.

© Marc Augé, 2020
© Castelvecchi, 2020

Tratto dalla lectio magistralis tenuta da Marc Augé nell’ambito della rassegna di incontri “Ripensare la comunità”, a cura di Castelvecchi Editore
e Filosofia in movimento in collaborazione con il Macro Asilo.

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