Perché l’Italia non ama più l’arte contemporanea

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Ludovico Pratesi
Perché l’Italia non ama più l’arte contemporanea
Mostre, musei, artisti
Alla fine dell’Ottocento l’Italia, unita da poco più di vent’anni, lanciò la prima Biennale d’arte contemporanea a Venezia, diventata la più importante del mondo. Un gesto coraggioso che non ebbe seguito: all’alba del XXI secolo, il nostro Paese non possiede un grande museo degno di competere con la Tate Modern, il Moma o il Pompidou; non è riuscito a sostenere la carriera dei migliori artisti italiani delle ultime generazioni, e sembra riconoscere fama e prestigio solo all’arte del passato. Come mai l’Italia odia l’arte contemporanea? È a causa del peso del nostro patrimonio artistico o ci sono altre ragioni? Perché non sappiamo promuovere i nostri giovani talenti sulla scena internazionale? Come mai non abbiamo una grande collezione nazionale dedicata all’arte di oggi? Partendo da queste domande, il libro di Pratesi suggerisce alcune direzioni per individuare, in Italia, un nuovo rapporto con l’arte del nostro tempo.

 

Ludovico Pratesi
(Roma, 1961) Critico d’arte e curatore, collabora con «la Repubblica» dal 1985. È direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro e della Fondazione Guastalla, professore all’Accademia di Belle Arti di Urbino e direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Con Castelvecchi ha pubblicato L’arte di collezionare arte contemporanea (2009), New Italian Art (2011) e Arte come identità (con S. Ciglia e C. Pirozzi, 2015).

 

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