L’amicizia è la vera patria

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Joseph Roth, Stefan Zweig
L’amicizia è la vera patria
Joseph Roth e Stefan Zweig ebbero un intenso rapporto epistolare, che consolidò la loro amicizia. A partire dagli anni Trenta, l’incalzare degli eventi politici invade inevitabilmente la sfera privata e professionale dei due scrittori, che sono costretti ad affrontare l’asprezza del nuovo clima intellettuale imposto da Hitler, verso cui anche molti editori e autori ebrei mostrano un’ingenua, e fatale, indulgenza. In lettere sincere e appassionate, i due amici si scambiano giudizi, impressioni e commenti, in cui la condizione privata si intreccia alla situazione generale. A un Roth caustico e rabbioso, che esorta l’amico fraterno a reagire con più decisione
all’incombere della barbarie, risponde uno Zweig più rassegnato e disilluso, che ha iniziato il tormentato peregrinare in giro per il mondo alla ricerca di un isolamento artistico e umano. Leggere queste lettere significa immergersi in uno dei periodi più bui della civiltà europea, attraverso lo sguardo di due testimoni che vissero quegli anni con intatta dignità e commovente sofferenza.

 

Joseph Roth
(Brody, 1894 – Parigi, 1939) Scrittore e giornalista, in seguito all’ascesa di Hitler fu costretto a lasciare la Germania, continuando a pubblicare i suoi libri in Francia e nei Paesi Bassi. Morì in povertà a Parigi. Castelvecchi ha pubblicato La quarta Italia e Autodafé dello spirito.
Stefan Zweig
(Vienna, 1881 – Petrópolis, 1942) Di famiglia ebraica, fu tra gli scrittori più popolari del primo Novecento e maestro del genere biografico. Nel 1933 le sue opere furono bruciate dai nazisti, così lasciò l’Austria per Londra, e poi si trasferì a New York. Morì suicida in Brasile. Tra i numerosi libri pubblicati da Castelvecchi, ricordiamo Erasmo e Maria Stuarda.

 

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