Barbara

Anno 2026
Autori Hermann Broch
Collana Cahiers
Pagine 96
Traduzione di Nino Muzzi
Cod. 9791256146710
Tradotta per la prima volta in italiano, Barbara è una novella intensa e ambigua in cui Hermann Broch trasforma il dopo­guerra mitteleuropeo in un vero e proprio teorema sentimentale. Barbara è una gio­vane donna dalla doppia vita: dottoressa di giorno, militante comunista di notte, figura tragica ed enigmatica, sospesa tra disciplina morale e desiderio. L’amore dell’anonimo narratore per la collega in­nesca un gioco sottile di corrispondenze, proiezioni e tensioni erotiche che scivola­no continuamente dal piano della realtà a quello dell’immaginazione. In una scrittura insieme lirica e onirica, Broch mette in scena le incertezze di un’epoca segnata dalla fine delle illusio­ni e dalla necessità di rifondare valori e identità. Il sentimento amoroso diventa il luogo in cui si riflettono le ambiguità poli­tiche e morali del tempo: la speranza per il futuro sembra potersi costruire solo attra­versando l’“abiezione morale”, accettando la perdita di confini tra bene e male, tra scelta individuale e destino storico. Breve ma densissima, Barbara è una sto­ria di desiderio e smarrimento, in cui gli amanti finiscono per dissolvere se stessi l’uno nell’altra, rivelando la fragilità e la potenza dell’esperienza amorosa come forma di conoscenza.
Hermann Broch

Hermann Broch

(Vienna, 1886 – New Haven, 1951) Tra le voci più alte della letteratura mitteleuropea del Novecento, nacque in una famiglia di industriali tessili. Dopo studi in scienze esatte, matematica e filosofia, abbandonò la gestione dell’impresa paterna per dedicarsi interamente alla scrittura e alla riflessione teorica. Dopo l’Anschluss del 1938 fu arrestato e poi costretto all’esilio; si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò e continuò a scrivere fino alla morte. La sua opera, nutrita di etica, mistica e psicologia, interroga la crisi dei valori moderni e l’angoscia di un mondo in disfacimento. Tra i suoi libri più celebri, I sonnambuli (1931-1932), La morte di Virgilio (1945) e Gli incolpevoli (1950), in cui la narrazione diventa spazio di conoscenza e di redenzione. In Barbara, Broch condensa in forma narrativa breve molte delle sue ossessioni teoriche: il rapporto tra individuo e storia, l’ambiguità morale del dopoguerra, la dissoluzione dell’identità e il desiderio come forza conoscitiva. Una novella che dialoga in modo sotterraneo con l’intera sua opera maggiore.

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