L’ eternità nell’istante. Opere. Gli anni francesi (1932-1942)

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Rachel Bespaloff

L’ eternità nell’istante. Opere. Gli anni francesi (1932-1942)

A cura di Cristina Guarnieri e Laura Sanò

Filosofa dalla rara raffinatezza speculativa, stilista della lingua, Rachel Bespaloff è rimasta a lungo ingiustamente dimenticata. Intellettuale non sistematica, ha disseminato il suo pensiero in saggi e lettere sparsi, riflettendo in modo radicale sulla finitezza, l’angoscia, il nulla della morte. Attraverso una preziosa filosofia dell’istante, elabora un pensiero etico basato sulla musica, sul dire poetico, sull’atto creatore. Mentre incombe la Seconda guerra mondiale e incalza la furia nazista, questa intellettuale ritrosa e discreta ritorna alle fonti della saggezza greca e rilegge il poema epico dell’Iliade in un’originale confluenza con quella biblica. La ricerca della giustizia e il rapporto dialettico fra eternità e durata attraversano come un filo rosso la sua riflessione. In questo volume, che inaugura la prima edizione mondiale delle sue opere, sono pubblicati i saggi scritti in Francia prima dell’esilio negli Stati Uniti, frutto di incontri diversi: da Kierkegaard a Heidegger, da André Malraux a Julien Green, da Lev Sestov a Nietzsche. Li precede una biografia che ricostrui-sce per la prima volta il suo itinerario esistenziale e intellettuale attraverso un importante lavoro di ricerca sui suoi numerosi epistolari con i maggiori intellettuali del tempo, nonché sulle testimonianze di filosofi e amici che restituiscono la grazia di questa nobile «patrizia dello spirito». A corredare il testo, inoltre, la Prefazione della studiosa che l’ha scoperta a livello internazionale, Monique Jutrin, un ricordo inedito del nipote Pierre Mégevand e due saggi delle curatrici che offrono un’interpretazione filosofica del suo pensiero.

RACHEL BESPALOFF

(Nova Zagora, 1895 – South Hadley, 1949)
Nata da una famiglia ebrea di origini ucraine, cresce a Ginevra, dove studia danza e musica al Conservatorio e dirige un’orchestra. A vent’anni si trasferisce a Parigi, e qui insegna euritmica all’Opéra secondo il metodo Jaques-Dalcroze. Decisivo per lo sviluppo del suo pensiero filosofico è, nel 1925, l’incontro con Lev Šestov e la sua cerchia. Abbandona quindi una brillante carriera musicale e comincia a scrivere saggi e carteggi dall’alto tenore speculativo, fra i quali spicca quello con Daniel Halévy in cui si rivela fra le prime interpreti di Essere e tempo di Heidegger in Francia. A partire dagli anni Trenta avvia un dialogo epistolare con alcuni fra i maggiori intellettuali della sua epoca, quali Gabriel Marcel, padre Gaston Fessard, Boris de Schlœzer, Benjamin Fondane e Jean Wahl. Nel 1942 è costretta a emigrare a New York, per via del nazismo. All’inizio lavora per l’emittente radiofonica La Voix de l’Amérique. Poi insegna Letteratura francese al Mount Holyoke College, in Massachusetts, dove organizza i celebri “incontri di Pontigny-en-Amérique” con Jacques Maritain, Jean-Paul Sartre, Hannah Arendt e altri eminenti esuli europei. Il suo saggio sull’Iliade, pubblicato prima in francese con la Prefazione di Jean Wahl, viene poi tradotto anche in inglese da Mary McCarthy, con la Prefazione di Hermann Broch. Tormentata dall’esilio, lontana dalla Francia, sua patria d’elezione, dopo aver perduto il marito a causa di un infarto si toglie la vita, il 6 aprile del 1949.


 

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