La fine del progresso Decolonizzare i fondamenti normativi della teoria critica
L’idea di progresso è indissolubilmente legata all’eredità coloniale dell’Occidente? Autori contemporanei come Jürgen Habermas, Axel Honneth e Rainer Forst, esponenti della teoria critica tedesca, difendono questo concetto. Ma se la teoria critica è l’«auto-chiarificazione delle lotte e dei desideri» del presente, perché continua ad appellarsi al «progetto incompiuto della modernità» senza problematizzare le forme del potere coloniale passate e presenti? Riprendendo alcune intuizioni di Foucault e Adorno, Amy Allen ridefinisce in modo radicale il rapporto tra potere, normatività e storia, evidenziando i presupposti eurocentrici dell’idea di progresso. Un’opera che abbandona definitivamente la teleologia della storia e rilancia la vocazione emancipatoria originaria della Scuola di Francoforte alla luce degli studi postcoloniali.
«Allen mette in luce la critica della teoria postcoloniale alla contemporanea Scuola di Francoforte, al suo silenzio sull’imperialismo e il colonialismo, alla sua sottovalutazione del problema della disuguaglianza e al suo feticismo della modernità europea»
WENDY BROWN, UNIVERSITY OF CALIFORNIA, BERKELEY
«Un testo coraggioso e innovativo, che sfida la teoria critica a essere all’altezza delle sue stesse pretese e a decolonizzarsi, a partire dai suoi presupposti eurocentrici e progressisti ancora non sufficientemente indagati»
CHARLES MILLS, NORTHWESTERN UNIVERSITY
«Allen mostra quanto la tradizione della critica sia intrecciata con la grande narrazione dell’Illuminismo
e con il mito del progressivo dispiegarsi della ragione. Prendendo spunto da Adorno e Foucault, rivela il percorso che la teoria critica contemporanea deve intraprendere: quello dell’autocritica radicale»
CHRISTOPH MENKE, GOETHE-UNIVERSITÄT FRANKFURT