Il lungo cammino delle donne Dall’emancipazione alla partecipazione

Anno 2018
Autori Ágnes Heller
Pagine 48
Cod. 9788832822243
Accompagnata dalla voce di altre filosofe, come Simone de Beauvoir e Hannah Arendt, Heller passa in rassegna le tappe del lungo e rivoluzionario processo di liberazione delle donne: dalla sottomissione allo sguardo dell’altro – prevalentemente al maschile – alla conquista del diritto all’autodeterminazione, che coinvolge in una battaglia comune gli stessi uomini; dall’emancipazione politica dell’Illuminismo alla parità economica e sessuale, sino ad arrivare alla partecipazione sociale, professionale, istituzionale dei nostri giorni. Sorge però una domanda cruciale: essere state liberate significa per ciò stesso essere libere? Appellandosi alle scelte individuali di ciascuna, la filosofa sembra indicare la direzione di una responsabilità personale, cui nessuna donna può sottrarsi.
 
Ágnes Heller
Filosofa ungherese, si salva dalla persecuzione degli ebrei e nel secondo dopoguerra diventa allieva e poi assistente di György Lukács. Esponente di rilievo della Scuola di Budapest, nel 1968 è costretta a lasciare l’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle Scienze in seguito alle critiche mosse pubblicamente all’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Nel 1978 accetta un incarico presso l’università di Melbourne (Australia) per assumere poi la cattedra di Hannah Arendt a New York. Nota in Occidente come la teorica dei «bisogni radicali e della rivoluzione della vita quotidiana», è oggi considerata una delle più significative filosofe viventi. Dell’Autrice Castelvecchi ha già pubblicato Breve storia della mia filosofia (2016), La memoria autobiografica, Teoria dei sentimenti, Solo se sono libera, Paradosso Europa, La dignità dell’opera d’arte e Dubitare fa bene? (2017).
Ágnes Heller

Ágnes Heller

(Budapest, 1929 – Balatonalmádi, 2019)

Filosofa ungherese sfuggita alle persecuzioni naziste. Dopo la guerra abbandona gli studi di Fisica e diventa allieva e poi assistente di György Lukács. Nel 1959 è espulsa dall’Università di Budapest. Nel 1963 entra come ricercatrice all’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle Scienze e diventa una delle più note esponenti della cosiddetta “Scuola di Budapest”, insieme a Ferenc Fehér, György Márkus e Mihály Vajda. Nel 1973 è però licenziata dall’Accademia per il suo dissenso alla realtà socialista ungherese.

Nel 1977 decide di lasciare l’Ungheria ed emigra in Australia dove insegnerà per diversi anni a La Trobe University di Melbourne. Si trasferisce poi a New York, dove ricopre la cattedra della New School for Social Research intitolata ad Hannah Arendt. Nota in Occidente come la «teorica dei bisogni radicali e della rivoluzione della vita quotidiana», è oggi considerata una delle filosofe più influenti del pensiero contemporaneo. Castelvecchi ha ripubblicato gran parte delle sue opere. Fra le più recenti: Filosofia della storia in frammenti (2022), Il male radicale. Genocidio, Olocausto e terrore totalitario, Gesù l’ebreo (2023), Oltre la giustizia. La difesa di una prospettiva pluralistica della vita buona (2024).