that's america

Carlo Masi
THAT’S AMERICA!
Musei dell’impossibile, cibi assurdi e altre follie a stelle e strisce

 

 
Museo delle mestruazioni | The Jerry Springer Show | Carne da televisione | Fatti la bara | Il club del pannolone | E' l’ora di clonare Gesù | Credo nella religione catodica | Orlan in the Usa
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Museo delle mestruazioni

All’uscita 20b della Highway 95 si trova Landover Hills Branch, località nei pressi di Hyattsville, una cittadella dell’assonnato Maryland.

Potete andare laggiù per motivi diversi. Certamente, uno dei più stuzzicanti sarà la visita al Mum, acronimo di Museum of Menstruation and Women’s Health, ‘Museo delle Mestruazioni e della Salute Femminile’.

Fondatore, direttore e patito del fenomeno menorrea è Harry Finley, un ex-grafico del Pentagono, che nel 1944, all’età di 54 anni, scapolo, decide di lasciare il lavoro per dedicarsi anima e corpo all’edificazione del «santuario delle mestruazioni».

Libero da qualsiasi tabù, ha trasformato la sua casa-ranch in un vero e proprio museo del «periodo critico femminile». Appesi al soffitto di questa singolare galleria, come pesci messi a essiccare, ci sono diaframmi, tamponi, cinture mestruali in velcro, pannolini in carta simil-pelle di leopardo e assorbenti d’annata provenienti da tutto il mondo (alcuni persino vecchi di cent’anni). In mostra troviamo esposti anche rarissimi reperti dall’aspetto barbaro, come certi tamponi prodotti nell’ex-Unione Sovietica, oppure sofisticate variazioni europee.

Molte sono le opere d’arte ispirate al tema della menorrea e realizzate da artiste che è possibile vedere all’interno del Museo: gilè fatti di assorbenti interni cuciti tra loro, ritratti della Vergine Maria incorniciati da una composizione decorativa di assorbenti interni ed esterni, quadri di donne crocifisse che versano il proprio sangue in un contenitore ai piedi della croce, e così via.

Nella parte centrale del Museo ciondolano sinistramente tronconi di manichini con indosso gli indumenti igienici in questione. Inoltre l’esposizione è arricchita da una vistosa tazza in terracotta piena di materia densa rossa, che serve a mostrare la quantità di sangue che una donna perde durante il flusso mensile.

Il pubblico femminile può persino scoprire i vari sistemi, più o meno complicati, per non bagnare e macchiare gli indumenti durante il ciclo. Ai muri del Museo sono appese pagine di riviste, che vanno dal secolo XIX a oggi, che contengono la pubblicità dei prodotti per l’igiene mestruale.

L’abilità di Finley come grafico e le sue ossessionanti e continue ricerche ginecologiche hanno favorito la creazione di svariati espositori, ricchi di prospetti grafici e di testi esplicativi sugli aspetti fisiologici delle mestruazioni.

Come se non bastasse, il Museo pubblica anche un bollettino di informazione, «Catamenia», con il quale aggiorna periodicamente il pubblico sugli ultimi prodotti e sugli aspetti «estetici» della menorrea.

Su prenotazione si accettano anche tour con guide, comitive e, perché no, scolaresche. L’ingresso è gratuito: cosa abbastanza rara negli Usa, dove tendono a farvi pagare anche il noleggio dell’aria che respirate.

All’interno del Museo è attivo anche un negozio, dove si possono acquistare invidiabili souvenir, come la maglietta con su scritto: «The museum of what?! MUM.org» e il tanga che, sul davanti, riporta stampata, rigorosamente in rosso, la frase: «For more information, click on MUM.org».

Museum of Menstruation and Women’s Health
P.O. Box 2398
Landover Hills Branch
Hyattsville, MD 20784-2398
(301) 459-4450
www.mum.org

The Jerry Springer Show

Il vero antenato del talk-show «da confessione» stile Al posto tuo – appuntamento pomeridiano giornaliero per gli spettatori italiani – è il Jerry Springer Show. Questo programma va in onda in America da più di 10 anni ed è attualmente trasmesso nel mondo in 50 Paesi diversi. Per un certo periodo è stato possibile vederlo anche in Italia su RaiSatShow.

Ecco la formula del programma: ogni sera Jerry invita alcuni ospiti che, davanti alle telecamere e al pubblico partecipe della sala, raccontano le loro storie private e generalmente scabrose. Di solito i personaggi svelano segreti inconfessabili: dai tradimenti alle relazioni incestuose alle tendenze omosessuali. Donne che rivelano al marito di essere andate al letto con il suocero, fidanzati che dichiarano alla propria compagna di amare un altro uomo, mogli che confessano di aver lavorato come spogliarelliste o persino come prostitute per aiutare la famiglia a sbarcare il lunario: un palcoscenico irreale in cui i protagonisti esibiscono senza remore il proprio privato e in cui gli interlocutori hanno uno scambio di opinioni molto acceso, solitamente condito da insulti e zuffe, dietro gli incitamenti del pubblico in studio. Con l’aiuto degli uomini della sicurezza, Jerry Springer fa da moderatore a questa parodia trash, senza risparmiare domande imbarazzanti e un certo sarcasmo, fino al momento più importante dello spettacolo: quello dell’opinione. Il conduttore chiude ogni puntata riflettendo su quanto i nostri comportamenti sbagliati possano influenzare la nostra vita e ferire le persone che amiamo. In chiusura, quindi, come in ogni talk-show che si rispetti – e a questo il nostrano Maurizio Costanzo ci ha indubbiamente abituati – si fa appello alla morale: ignorando, è ovvio, l’aspetto immorale del mettere sfacciatamente a nudo la propria vita intima (o meglio la sua finzione volgare), ribaltando del tutto i concetti sociali di pubblico e privato.

Gli autori arrivano addirittura a promuovere il programma come uno spettacolo meta-televisivo, che esplicita i meccanismi della messa in scena e ha in più anche un risvolto educativo, perché induce a prendere coscienza della decadenza della famiglia al giorno d’oggi. In realtà, Jerry definisce il suo show semplicemente come «un’ora di svago» da non prendere troppo sul serio.

Tuttavia, convinto forse dalle urla di sostegno e di esaltazione degli spettatori in sala – «Jerry!, Jerry!, Jerry!» – e dal successo mondiale del suo show, il «Re del Trash», come viene ormai chiamato, aveva deciso di candidarsi alle elezioni americane del 2004, ma si è poi ritirato. Del resto, Jerry ha sempre fatto politica: oltre a essere stato il sindaco di Cincinnati, ha condotto questo show, cui egli attribusce un valore vagamente politico. Lo considera infatti un sostegno nella lotta al terrorismo: «Chi vede il mio show in altri Paesi non avrà più interesse a occuparci». Non ha tutti i torti.

www.jerryspringer.com

Carne da televisione

L Swanson Frozen Foods Company di Omaha, Nebraska, è un’azienda molto famosa perché ha ideato nientemeno che il Tv Dinner, la cena televisiva già pronta. La trovata ha le sue origini nei lontani anni Cinquanta e coincide con l’invenzione del cibo surgelato. Allora si chiamavano Hungry Man Dinners (‘Cene per un uomo affamato’): erano porzioni gigantesche di carni e contorni già pronte per essere mangiate. Da quel tempo ne ha fatta di strada la Swanson: il mondo dell’arte culinaria, sostiene modestamente la compagnia, si divide oggi in gourmet francofili e gourmet Tv Dinner.

All’inerzia intellettuale data da lunghe esposizioni davanti al teleschermo, così, si aggiunge ora l’inerzia culinaria. Dover interrompere l’incantamento di una soap opera o arrivare in ritardo a un talk show perché, per esempio, bisogna cucinare il tacchino, schiacciare le patate, preparare il sugo, far bollire i fagioli, mescolare le salse e poi apparecchiare e sparecchiare è primitivo, inaccettabile. A eliminare tutta questa perdita di tempo ci ha pensato la Swanson con Tv Dinner, garantendo all’utenza americana la serata Tv senza interruzioni.

Ma la vera svolta è questa: la geniale Swanson è andata oltre, compilando addirittura una sorta di Menu-Tv Guide: una lista di kit contenenti cibo «a tema», i cui ingredienti, cioè, richiamano la stessa ambientazione o addirittura lo stesso pasto consumato all’interno dello show. Un esempio? Una scatola esternamente illustrata con immagini di Star Trek racchiude una cenetta dai colori vagamente spaziali, che può essere gustata davanti allo schermo in compagnia del Doctor Spock e del Capitano Kirk. L’idea di adattare il vitto al programma seguito è sconvolgente, perché crea nello spettatore un corto circuito sinestetico tra la vista e il gusto, realizzando quasi un esperimento di arte concreta post-futurista.

Come c’è arrivata la Swanson? Considerando il rilevante ruolo che la televisione ha nella vita della gente e deducendo che anche il cibo deve adeguarsi alle esigenze di «Sua Altezza Tv». Se la televisione, quindi, è stata una delle cause principali del processo di globalizzazione – come sosteneva Marshall McLuhan – per la sua capacità di unificare gli stili di vita, a maggior ragione il cibo «ritagliato» sulle abitudini televisive non può che rafforzare questo stesso processo. In breve: cibo globale consumato da spettatori del «villaggio globale».

Ecco qualche altro esempio per gradire. Carne alla Straganoff per i serial di spionaggio, filetto di bue al ravanello bianco per documentari ambientalisti, cibi afrodisiaci a base di ostriche per peep show (‘spettacoli dal buco della serratura’), anitra alla salsa di arancia per sex fiction, roast-beef al curry con marmellata di mirtilli per film horror, gamberi alla bordolese per soap opera, tinche alla sauté per talk show, chili per film western. Queste cene raffinate sono impacchettate in eleganti scatole i cui bordi somigliano a un apparecchio televisivo. Al centro della confezione figura lo schermo, su cui appare l’immagine dell’appetitosissima cena preparata su misura: basta solo scaraventarla, durante un’interruzione promozionale, nel microonde, lasciarla lì per qualche minuto e tutto è fatto. Potrete quindi mangiare questi cibi chic per yuppies (così sono definiti) tranquillamente standovene stravaccati sulla poltrona, mentre vi sciroppate indisturbati e in pieno sollazzo il vostro programma. Alla fine del pasto – e del programma – accartocciate il vostro vassoio e lo buttate via.

Swanson
6 Executive Campus
Cherry Hill, NJ 08002-4112
(856) 969-7100
www.swansonmeals.com

Fatti la bara

Mr. Dale Power vive ad Atglen, Pennsylvania. È un ometto burroso e compìto con una spiccata sensibilità per gli affari. Consapevole dell’immenso mercato americano del «fai da te», ha avuto di recente un’idea grandiosa: coloro che vogliono impegnare il proprio tempo libero proficuamente si facciano la bara. Agli amanti del bricolage, Power ha inviato un catalogo riccamente illustrato, con un titolo assai accattivante: Do-It-Yourself Coffins: For Pets and People, ‘Le bare fai da te: per animali domestici e persone’. Sessantaquattro pagine convincenti, per 14,95 dollari, in cui l’autore dimostra, con numerose immagini a colori, tutti i vari passaggi per fabbricarsi senza difficoltà una cassa da morto. Inoltre suggerisce dove tenere l’oggetto dopo averlo costruito: in attesa di essere usata, la bara può fare la sua bella figura in salotto, coperta da una vivace tovaglia e usata come tavolino da caffè.

Mr. Power mette in vendita tre set completi: legname, chiodi, decorazioni, imbottitura interna, maniglie e quant’altro con una convenientissima formula promozionale di lancio: «ne prendi tre ne paghi due». Le due bare in più, una volta costruite, possono essere regalate ad amici o parenti.

Il club del pannolone

Al di là del Golden Gate Bridge, nella splendida baia di San Francisco, al 38 della Miller Avenue, ha sede l’Adult Baby Diaper Club & For Diaper Lovers And Diaper Fetish, in sintesi: il ‘Club del pannolone per bambini adulti e per gli amanti e feticisti del pannolone’. Come si intuisce dal nome, la confraternita non si rivolge ai bebè, ma agli adulti, maschi e femmine (non necessariamente incontinenti).

A fondare il club fu un gruppetto di sei professionisti della metropoli californiana, affetti da acuta immaturità sessuale, tra cui Tommy.

Questo «bimbo adulto» gestisce il sito del club, all’interno del quale espone le sue foto con pannolone e dito in bocca, commenta le lettere ricevute dagli iscritti, che raccontano le proprie personali esperienze, e pubblica saggi sulle teorie dell’Infantilismo. L’Infantilismo è definito come una logica reazione alle tensioni emotive della prima infanzia. Non è un comportamento necessariamente malsano, anzi può essere vissuto anche in maniera salutare, condividendo con il proprio partner la passione per i giochi erotici infantili e continuando a condurre le normali funzioni da adulto in ambito lavorativo e con i propri figli.

Chi adora pannolini, vestiti e giocattoli da bambino non deve far altro che partecipare ai party organizzati dal DPF (Diaper Pail Friends) o «The Happiness Club» (‘il club della felicità’), come lo chiamano gli intimi.

Come spiega Tommy, la prima volta che si prende parte a un adult baby party ci si sente emozionati come il primo giorno di asilo. Pian piano però la gioia di poter indossare il proprio pannolone o bere dal proprio biberon in mezzo agli altri scioglie la tensione. Ben presto il pannolone si bagna. A questo punto il «bimbo adulto» entra nella stanza dei ricambi, dove qualcuno si occuperà di cambiargli il pannolone.

Naturalmente il sito del club mette a disposizione il servizio Party Shop, che consente ai soci di acquistare, a un prezzo conveniente, il set completo per organizzare queste festicciole, dai piatti ai palloncini.

Inoltre, il club promuove dei corsi su come fasciare i fantolini cresciuti, come far fare la pipì e la popò nelle rhumba panties, le mutandine impermeabili, come bere il latte dal biberon, giocare con i pupazzi, camminare gattonando e così via. Per favorire il comportamento fanciullesco, si insegna anche un adeguato codice alfabetico, fatto di suoni gutturali, simile a quello dei neonati: gna-gna-gna, bù-bù-bù, vau-vau-vau, gh-gh-gh. Per questo il club mette in vendita VHS, libri didattici, una rivista, «Big Sissy Babies Magazine», recinti protettivi, cuscinetti, copertine, giocattoli, mutandine e assorbenti (taglie: l, xl e xxl).

Infine è possibile candidarsi come babysitter, oppure cercarne una per sé: questa fornisce un reale servizio ai «bambini adulti», che non contempla necessariamente anche le prestazioni sessuali, sebbene non le vieti.

Ho conosciuto un socio di questo gaio social club: Charles Sheed. Charles ha 55 anni, è sposato senza figli e dirige un’impresa edile: «Ho detto tutto a Judy, mia moglie», mi racconta. Le ho detto tutto della mia confraternita, dei miei desideri, dei miei vizietti, e lei mi ha capito e mi aiuta. Spesso mi porta a casa splendidi regalini: pappe omogeneizzate, graziose mutandine, succhiotti, giocattoli di peluche, ecc. È molto cara. Judy stessa mi mette e mi cambia il pannolone e mi dà da bere il latte. Qualche volta invita un nostro vecchio amico, così lei finge di essere mia madre e lui mio padre. Io li chiamo «mammina» e «paparino». Giocano con me, poi mi mettono il ciucciotto in bocca, mi fanno una carezza e mi dicono di stare buono nel box: il papà e la mamma vanno un po’ in camera, a letto, a fare la nanna. In quei momenti mi sento proprio un bambino felice».

Oggi i «fratelli e le sorelle della costa», single e non, iscritti a questa bizzarra confraternita, fanno ormai tendenza: hanno superato le 35mila unità.

DPF
127, 38 Miller Avenue
Mill Valley, CA 94941
www.dpf.com

È l’ora di clonare Gesù

S.C.P. (Second Coming Project), ‘Progetto della seconda venuta’, è un’associazione americana non profit con sede a Los Angeles, i cui soci – tutti «cristianissimi» – sono fermamente convinti che Gesù tornerà per la seconda volta sulla terra: «The second coming of our Lord».

Parlare di questo argomento con loro significa farsi sommergere da citazioni profetiche ricavate dalla Bibbia e dai Vangeli. Ma la cosa più sconvolgente è che tutti i membri della S.C.P. sostengono, senza ombra di dubbio, che Gesù era ed è favorevole alla clonazione: «Egli moltiplicò all’infinito il Suo sangue e il Suo corpo e ne fece dono ai cristiani di tutti i tempi». Questo, a parer loro, è un chiaro messaggio simbolico pro-clonazione.

I cristiani favorevoli alla clonazione di Gesù affermano che il mondo è ormai evidentemente dominato dal diavolo e che l’unica risposta possibile alla corruzione, alla guerra, alla pornografia e alla povertà è Cristo: «È lui che ci ha dato il potere di riportarlo fra noi. Dopo tutto, come si dice? “Aiutati che Dio ti aiuta”».

Mr. John Lattimore, coordinatore del progetto, mi spiega: «Si tratta di concretizzare il Suo messaggio: fare rinascere tanti Gesù il più presto possibile». Gli chiedo, forse ingenuamente, in che modo realizzerà il progetto: «Utilizzando l’ingegneria genetica, le biotecnologie d’avanguardia messe a punto dal Rosling Institut, cioè prelevando cellule intatte da alcune reliquie di Gesù – sangue, carne, capelli, pelle – sparse nei santuari di tutto il mondo. Da esse si estrae il DNA e lo si inserisce in ovuli umani fertili, posti nell’utero di giovani vergini che abbiano volontariamente accettato il ruolo di Maria. La fecondazione degli ovuli di Gesù Cristo avverrebbe nei tempi e nei modi naturali, tanto che se i calcoli risulteranno corretti e se tutto funzionerà come previsto, i Gesù potrebbero nascere tutti il 25 dicembre. Questo metodo è sicuro, è già stato sperimentato con successo, si chiama nuclear transfer. Potrebbe fallire solo se le reliquie fossero false».

Quindi nessun problema, si tratta solo di trovare alcune dozzine di ragazze (illibate naturalmente) desiderose di diventare, temporaneamente, delle Sante Vergini: i progressi tecnici e scientifici, cui Dio stesso ci ha dato modo di arrivare, faranno il resto.

Come è evidente dalle parole di Lattimore, però, i Christians for the Cloning of Jesus (i ‘cristiani per la clonazione di Gesù’) non ne vogliono affatto uno solo: «Questo sarebbe», affermano, «blasfemo». È necessario, secondo loro, clonare Gesù per i leader politici e per tutti coloro che ne desiderano uno per uso personale: da tenere in casa, da portare in vacanza o a passeggio, con il quale dialogare, al quale chiedere consigli e suggerimenti direttamente, senza usare come tramite un prete o un pastore. Insomma: un Gesù prêt-à-porter.

Pare tuttavia che il clone di Cristo non sia necessario a tutti i politici del mondo: esiste qualcuno che dialoga già con Gesù tutti i giorni, anzi che con Lui vive una vera e propria simbiosi. Si tratta nientemeno che di George W. Bush, accanito lettore e interprete della Bibbia, che si dichiara ispirato, nelle sue decisioni, da forza divina. Bush sostiene che Cristo sia il suo «consigliere numero uno». Non a caso, fin da quando era Governatore del Texas e pregava nella chiesa metodista di Austin, l’attuale Presidente degli Stati Uniti trascorreva molto tempo della sua giornata in spirituale compagnia.

Credo nella religione catodica

La TBN è un sistema di trasmissione unificato: oltre settecento stazioni televisive locali sono collegate a una rete nazionale intitolata Trinità, il gotha del genere religioso Usa. La TBN trasmette 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno. Inoltre dodici satelliti portano questo segnale Tv in altri Paesi del mondo. Sempre la Trinità diffonde ogni santo giorno, coast to coast, a mezzo Radio Paradise, messaggi di salvezza. Da venticinque anni questa emittente ha il monopolio del miracolo in diretta, un vero e proprio showbiz. Nel 1998 le anime convertite o «salvate» dalla TBN family hanno superato gli 8 milioni.

Gli ideatori, gran sacerdoti e detentori di questo business ipermiliardario, sono due: Paul & Jan, l’inseparabile coppia dal sorriso inestinguibile. I due iniziarono a trasmettere nel 1973: da quella data il loro sogno di «costruire una televisione che abbracciasse tutto il mondo» crebbe sempre più. Paul si domanda spesso in pubblico: «Perché Dio ha voluto chiamare proprio me e Jan a questo alto ministero? È un enigma cui può rispondere soltanto Lui!».

La TBN trasmette concerti di musica gospel, programmi per bambini ispirati ai valori cristiani, video  di musica cristiana contemporanea e una serie di film dedicati alla figura di Cristo.

È possibile chiamare al numero di telefono dell’emittente per trovare un compagno di preghiera, o mandare le proprie lettere all’indirizzo e-mail comments@tbn.org: chiunque scriva o chiami riceverà una serie di consigli di lettura per rinforzare la propria fede.

Il programma più interessante, comunque, è di certo la Santa Messa celebrata in diretta Tv. La sede dei riti è «dove si è fermato il Signore», ossia la Home of Trinity Christian Center Church. Questa bianchissima casa-tempio e centro Tv – uno dei più solenni ed esagerati guazzabugli stilistici del mondo – si trova in California, a Costa Mesa, circa 30 miglia a Sud di Los Angeles, esattamente al 3150 di Bear Street.

È lì dentro che si celebrano le sacre funzioni catodiche. Possono partecipare, oltre agli invitati e ai fedeli, anche i simpatizzanti – se autorizzati – e, deplorevolmente, gli infiltrati (come nel mio caso).

«È Dio che ha voluto la Sua Chiesa trionfante, vittoriosa e comunicativa: questa potente voce si chiama TBN, ed è capace di accedere simultaneamente a milioni di anime sparse attorno al mondo!». Sono le parole ripetute con enfasi inaudita, a volte anche cantando, da Paul, Jan e il loro staff di fronte alle telecamere. Le tantissime persone in teatro – il tempio – o davanti ai teleschermi partecipano rapite a tutta la Santa Messa.

In quell’auditorium si compie anche il miracolo in diretta Tv, il clou del rito. Sale sul palcoscenico, poniamo, uno zoppo dalla nascita. Dopo alcuni rituali astrusi, alternati alla lettura di brani biblici e a canti religiosi (stile country rock), si compie, in una atmosfera tesissima, il prodigio: il miracolario di turno dà una botta sulla fronte dello sciancato, che cade in stato di trance per qualche secondo. Al risveglio è guarito, ringrazia e se ne va. Gli astanti, che tremano dall’emozione, colti da imbecillità e isteria, si alzano in piedi e, tenendosi per mano grondanti di lacrime, urlano a squarciagola «Hallelujah! Halleluja!».

A questo punto è sacralmente impossibile sfuggire alle richieste di chi detiene il potere delle anime. Lo show raggiunge l’apice quando, sotto la scritta fiammeggiante «Festeggiamo il miracolo e la grazia di Dio», tra preghiere gridate e canti di ringraziamento inneggianti «Lord Jesus Christ», scorrono, sullo schermo gigante dello studio televisivo e su quelli domestici, i numeri di conto corrente della TBN su cui versare le offerte, mai inferiori a 100 dollari. È il sacro e irrinunciabile rituale di offerta.

www.tbn.org

Orlan in the Usa

Si chiama David Logan, è di Pasadena, Los Angeles, e da anni fa l’operatore finanziario. Lo conosco casualmente al supermercato vicino casa mia. Mi trovo in coda alla cassa. Davanti a me c’è un distinto signore sulla cinquantina, alto ed elegante, che dopo aver pagato con la sua goldencard mi guarda, mi lancia uno smagliante sorriso e se ne va. Tutto normale finché non noto che agli angoli della sua fronte svettano due cornetti. Non posso lasciarmelo scappare! L’ho fermato e intervistato. Dopo le presentazioni, gli chiedo informazioni sulle sue corna. Mr. Logan, molto cortesemente, mi spiega che ha soltanto aggiornato il suo look secondo l’ultimissima moda californiana: il Devil’s style, lo ‘stile del diavolo’. «Chi è interessato ad assumere questo aspetto, senza necessariamente essere membro della Church of Satan, ma solo per essere trendy», sostiene David, «deve sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica. Questa tecnica consiste nell’impiantare direttamente nell’osso frontale due autentiche corna di capretto. Le dimensioni sono a scelta del cliente, secondo la sua personalità luciferina. Nessun problema di rigetto. A operazione finita e quando le cicatrici alla base delle corna saranno rimarginate, l’effetto sarà straordinario, come può vedere. Se le interessa, le posso dare l’indirizzo della clinica».

Ancora una volta gli americani si sono spinti più avanti di noi europei. In Europa, l’artista francese contemporanea Orlan (si veda la foto nella pagina accanto), che ha portato alle estreme conseguenze la body art inventando la cosidetta «arte carnale» (art charnel), ha sottoposto il proprio corpo a diverse operazioni chirurgiche, in una delle quali si è fatta apporre due impianti di silicone sulla fronte, ottenendo così due visibili protuberanze simili a corna. Se questa forma di sperimentazione estetica nel Vecchio Mondo è ancora considerata arte estrema, negli Stati Uniti è invece entrata a far parte della vita quotidiana come una delle tante mode stagionali che definiscono il look più trendy del periodo...