Stefano Re
MINDFUCKING
Come fottere la mente

 
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Mass media

Truman: «Chi sei tu?».
Christof: «Sono il creatore di uno show televisivo che offre gioia, speranza e ispirazione a milioni di persone».
Truman: «E dunque chi sono io?».
Christof: «Tu sei la star dello show».
Truman: «E non c'era nulla di reale?».
Christof: «Tu, tu eri reale. Per questo era così bello osservarti. Ascoltami, Truman: non c'è più verità fuori di qui di quanta ce ne sia nel mondo che ho creato per te. Le stesse bugie, gli stessi inganni. Ma nel mio mondo, non hai nulla da temere».
Dal film The Truman Show

Nel 1938 avvenne la prima plateale manifestazione del potere di condizionamento che i media possono esercitare sull'uomo. Migliaia di persone fuggirono dalle loro case, pronte a dare battaglia per contrastare una presunta invasione aliena. A scatenare il panico era stata la trasmissione in diretta del copione del romanzo La guerra dei mondi, che Orson Welles volle recitare sotto l'ingannevole forma di un radiogiornale, convincendo centinaia di americani che la Terra fosse stata attaccata dai Marziani. Per l'occasione si coniò il termine media event, che aprì un inedito capitolo nella storia della comunicazione di massa. Solo allora si comprese chiaramente quanto fosse ampio il potere di convincimento dei mezzi di informazione, le cui applicazioni pratiche vennero esplorate nel corso della guerra, quando tale potere fu utilizzato con sempre maggiore perizia e intensità per filtrare e condizionare la diffusione di notizie. La singolare battaglia fu combattuta ad esempio nei territori europei occupati dalle truppe di Hitler, dove la propaganda nazista cercava di piegare all'obbedienza incondizionata i popoli conquistati, e la semplice presenza di una radio alternativa, Radio Londra, divenne un simbolo di salvezza per il morale e la volontà di resistenza di tutta l'Europa. Meerloo parla di vera e propria suggestione ipnotica indotta dall'autorità del media, e sottolinea la capacità dei mezzi di comunicazione di massa nel condizionare la mente di intere popolazioni. Nella vita quotidiana in effetti riscontriamo come una notizia «data al telegiornale» assuma di per sé una «credibilità» e venga presa per buona fino a prova contraria. Meerloo spiega:

Attraverso la sistematica suggestione, la propaganda sottile e forme di ipnosi di massa, la mente umana è giornalmente sottoposta a condizionamenti in ogni società. La pubblicità seduce i cittadini degli Stati democratici affinché facciano uso di dati prodotti, il nostro desiderio di comperare oggetti è continuamente stimolato, la propaganda politica cerca di influenzarci con fascino e programmi, gli esperti di moda ci ipnotizzano ottenendo cambiamenti periodici degli standard della bellezza e del buon gusto.

I media hanno il potere non solo di esagerare o distorcere alcune notizie, ma perfino di inventare completamente degli eventi al solo fine di provocare definite reazioni nell'opinione pubblica. Un'ipotesi sviluppata nel film Sesso e Potere, in cui Dustin Hoffman interpreta un produttore cinematografico ingaggiato dalla Casa Bianca per «inventarsi» una guerra di cui trasmettere le immagini in televisione, e di cui rendere famosi protagonisti e reduci immaginari al solo scopo di distrarre l'opinione pubblica dall'ultimo scandalo che coinvolge il Presidente in vista delle elezioni. Ovviamente le molteplici fonti di informazione e i canali trasversali del mondo moderno non permettono di orchestrare simili inganni mediatici, ma non di rado alcuni eventi vengono esagerati o minimizzati dai media per precise necessità di tipo politico, economico o sociale. Esemplare è la situazione italiana, in cui le medesime influenze sono purtroppo presenti tanto nell'informazione privata quanto in quella pubblica. La comprovata parzialità e l'inaffidabilità della maggior parte delle onti hanno però condotto a un'intensa e diffusa sfiducia nell'obiettività dei servizi informativi, per cui spesso il cittadino tende oggi a mediare tra le diverse interpretazioni delle notizie per farsi un'idea di che cosa sia effettivamente avvenuto. Torneremo a parlare di informazione pilotata nel capitolo relativo ai fenomeni politici e culturali.

Riguardo al potere di influenza dei media, però, occorre mettere in luce un altro elemento che consideriamo centrale nella capacità di condizionare il pensiero degli spettatori: la «invisibilità» del condizionamento. Già Meerloo sottolineava che le tecniche attuate dai sistemi totalitari avevano, nella loro brutalità, un lato positivo: erano identificabili. Pur nel terrore, il cittadino di uno Stato oppressivo e illiberale percepiva la tendenziosità della macchina di propaganda e la mancanza di obiettività dei media asserviti al «partito unico». Ciò non avviene in una democrazia, in cui i condizionamenti seguono un percorso molto più sottile, silenzioso (o al contrario talmente chiassoso) da diventare invisibile. Ben diversamente dai torturatori coreani o dai sinistri interrogatori del Kgb, e con maggiore efficacia dei professionali e gelidi agenti della Cia, le poco vestite signorine della Tv riescono a farci sorridere mentre ci convincono che ci piace proprio «quella» canzone, che è essenziale sapere chi ha vinto un dato incontro sportivo e che la presenza di un dato liquore nel nostro bar casalingo è un fatto essenziale.

I media dunque praticano quotidianamente Mindfucking su tutti noi. Ecco come avvengono due passaggi essenziali di questa intrusione:

Modelli di soddisfazione

L'obiettivo primario della pubblicità è rendere le persone insoddisfatte: cioè mostrare agli spettatori delle immagini che raffigurano un livello di soddisfazione superiore, associato al possesso di un dato bene o alla fruizione di un dato servizio, e lasciare che lentamente essi patiscano questa suggestione e si decidano a impiegare le proprie risorse per soddisfare il «bisogno indotto». Chi ritiene che questo meccanismo sia presente solo nella pubblicità pecca di ingenuità: nei film, nei telefilm, persino nei programmi «culturali» vengono presentati e sottolineati «dati di realtà» selezionati, ed essi ci disegnano in modo altrettanto incisivo fornendo i modelli essenziali di riferimento. Ci insegnano come dobbiamo esprimerci, quali idee dobbiamo professare a sostegno di questa o quella posizione, di che cosa è bene ridere e di che cosa è bene preoccuparsi: persino che cosa dobbiamo temere e perché. Il morbo denominato «malattia di Creutzfeld» – Jacob, più noto come «morbo della mucca pazza» – ha avuto un'incidenza di circa un caso su un milione di persone all'anno. L'epatite C conta un'incidenza di circa 200mila casi annui ed è una malattia altrettanto grave. Eppure milioni di persone si sono «preoccupati» di rischiare il contagio al primo morbo ignorando completamente la minaccia del secondo. Questo fenomeno è dovuto al semplice fatto che il «morbo della mucca pazza» offriva ai media maggiori elementi descrittivi ad effetto, come le sconcertanti immagini degli spasmi delle mucche colpite e le polemiche internazionali sulla gestione delle carni prodotte in Inghilterra. I nostri timori vengono quindi decisi in base all'appetibilità di un nome o alla disponobilità di immagini efficaci da mostrare in televisione. Fornendoci i modelli di soddisfazione, l'orchestra dei media ci dà forma e significato, e questo processo non ci è affatto sgradito. Lo spettatore desidera essere annullato da emozioni, colori e suoni che lo travolgano e lo svuotino completamente. Desidera piangere per tristissime storie emotivamente toccanti e infuriarsi per terribili ingiustizie, o inorridire per atti sciagurati e orripilanti. Desidera anche sentirsi informato e prendere le parti di uno o di un altro commentatore riguardo a importanti questioni politiche o sociali, ma di fatto tutto ciò avviene in maniera totalmente simbolica e catartica. Svuotato dall'orgia di suoni e colori, il cittadino va a dormire convinto di aver sofferto, lottato e partecipato alla vita, mentre ha soltanto seguito il canovaccio che i media gli hanno messo davanti agli occhi.

Saturazione

Durante un campionato di calcio, o un qualsiasi altro evento che trovi uno sponsor, i media ci saturano con notizie e commenti al riguardo, diffondendo la nozione di «consuetudine» rispetto all'evento stesso fino al punto da rendere «socialmente strano» chi non prova interesse per quell'evento. Questo è un esempio assai visibile di come l'informazione condizioni la mente delle persone: sfruttando meccanismi di conformismo e Controllo Sociale, uniti ad un preciso studio della Psicologia dei simboli, nel secolo XXI abbiamo reso il lavaggio del cervello un rito casalingo e quotidiano. Abbiamo già sottolineato come il meccanismo dell'isolamento sia un fattore assai presente ed efficace nei processi di condizionamento del pensiero. Eppure la televisione, i giornali e le altre forme di comunicazione di massa non isolano nessuno. Al contrario, i mass-media saturano l'ambiente quotidiano dandogli la forma desiderata. Anziché invadere la mente di piccoli gruppi di individui, aggrediscono contemporaneamente il pensiero di milioni di persone, blandendolo, stimolandolo, spingendolo, allettandolo e seducendolo con ogni sorta di messaggio desiderato. E siamo tutti talmente assuefatti da questo continuo bombardamento da non vedere più nemmeno chiaramente che dimensioni o effetti esso abbia. Esattamente come la giovane preda indottrinata dal guru di turno in un culto qualsiasi, il cittadino medio è bombardato giornalmente da messaggi che lo spingono a desiderare telefoni, elettrodomestici, abiti e accessori d'ogni sorta, di cui non ha alcun bisogno o nei quali non avrebbe alcun tipo di interesse spontaneo.

Programmi Contenitore

Sono ben pochi quelli oggi disposti ad un'azione ribelle. [...] Siete forse in grado di ballare più velocemente del Buffone Bianco, di urlare più forte del Giocoliere Stregone e delle Famiglie del salotto?                  
RAY BRADBURY, Fahrenheit 451  
                     

Uno dei fenomeni più visibili, e in un certo senso spaventosi, dell'effetto condizionante dei media riguarda la nascita e lo sviluppo dei cosiddetti «Programmi Contenitore». Chiamati anche, con notevole e azzeccato sarcasmo, «Programmi Spazzatura», sono generalmente privi di qualsiasi spunto o dignità culturale, studiati come «riempitivi» per passare il tempo libero. Proprio da questi programmi è sorta la trovata del «tormentone», ovvero della frase o del gesto ossessivamente ripetuto, cui viene attribuito un valore senza altra ragione che la rappresentazione di se stesso come elemento comico: versi, frasi e gestulità, che ad una prima e isolata osservazione risultano totalmente privi di senso o degni di interesse, vengono ripetuti e sottolineati infinite volte per «addestrarci» a considerarli «simpatici», a riconoscerli e a ripeterli come dei perfetti animali domestici ammaestrati. In un parossismo di vera e propria dissociazione dalla realtà, molti programmi ne richiamano e chiosano altri, muovendo gli spettatori in un vero e proprio mondo fittizio fatto di scenette demenziali, richiami sessuali, sfide e comportamenti volutamente imbarazzanti.

Dal programma-arena, in cui tutti gli invitati vengono scelti e condotti al litigio, al programma-confidenza, in cui le persone vengono invitate per raccontare dettagli imbarazzanti della propria vita privata, la gran parte delle trasmissioni televisive sfrutta e nutre voyeurismo, pruderie e pigrizia mentale, fornendo panacee prive di ogni valore ma riempite di emozioni, colori e suoni tanto fittizi quanto livellati. Il potere condizionante di questi programmi è enorme. In essi vengono raffigurati i modelli di conformismo basilari, viene indicato dove il biasimo sia appropriato e dove lo sia la tolleranza, quali siano i limiti della decenza e della moralità quotidiana. La definizione di ciò che è accettabile e gradevole e di ciò che non lo è passa più da queste volgari – e apparentemente stupide – trasmissioni che da colte e raffinate pubblicazioni. La forza di queste trasmissioni consiste proprio nella loro immediatezza e nella loro banalità. La celebrazione del luogo comune, del conformismo e del «normale» permettono una stereotipizzazione della realtà, una semplificazione delle sue manifestazioni e la sua riduzione a farsa quotidiana. L'esatto opposto dell'approfondimento, della faticosa cognizione delle differenze delle complessità da cui nasce la consapevolezza. I programmi-contenitore celebrano la pigrizia mentale, la elevano a regola e interpretazione della realtà.

L'impressionante risposta di pubblico che tali inutilità strutturate ricevono è la drammatica manifestazione di un generalizzato, reale e profondo desiderio di annullamento e deresponsabilizzazione.

Pubblicità

La pubblicità ci spinge a desiderare macchine, orologi e vestiti. Facciamo lavori che odiamo per comperare cose di cui non abbiamo alcun bisogno.
CHUCK PALANIUK, Fight Club

Benché elementi di condizionamento siano presenti in ogni manifestazione mediatica, il regno indiscusso del Mindfucking nei mass media è certamente l'ambito pubblicitario. Qui difatti si studia come raggiungere più efficacemente la mente degli spettatori al dichiarato ed unico fine di spingerli a compiere associazioni mentali di merito e di orientamento, promuovere lo sviluppo di bisogni fittizi e mirati e orientare le loro scelte in precise direzioni. Nel romanzo Talk Show, un ironico Luca Doninelli ammette: «Le poche volte che guardavo la televisione, tutto il mio essere – sembrerà esagerato, ma è la pura verità – si disponeva in attesa della pubblicità. La televisione ha il potere di catturare l'essere, ma all'interno della televisione la pubblicità ha sicuramente il potere maggiore, per una semplice ragione: che è più bella di tutto il resto». Vediamo nei dettagli alcuni elementi di questo processo:

Identificazione

Nelle réclame viene spesso presentata una scena composta da uno o più protagonisti. Lo spettatore è condotto a identificarsi inconsciamente con essi tramite meccanismi di somiglianza, apprezzabilità o stimolo emotivo. Ad esempio verremo indotti a riconoscerci nel guidatore della vettura di grido che la pubblicità ci mostra come una vaga ombra dietro il cruscotto, soprattutto se lo stile di guida mostrerà perizia ed energia. Se poi al passaggio la vettura (e il suo occupante) attireranno gli sguardi affascinati e ammirati di giovani e desiderabili passanti, l'identificazione sarà rafforzata, e verremo spinti a «scegliere» se appartenere alla schiera di chi osserva affascinato (e invidioso) o di chi guida la vettura dei desideri. Questa ultima osservazione introduce l'identificazione «negativa» di cui la pubblicità fa ampio uso: presentando figure sconfitte, grottesche, deboli o sciocche al fianco di figure vincenti e soddisfatte collegate al desiderato bene o servizio, si spinge lo spettatore a compiere una «scelta» guidata tramite il processo di identificazione.

Bisogno indotto

La descrizione più efficace di «bisogno indotto» è data da Arthur C. Clarke nel libro 2001 Odissea nello spazio. In esso si spiega come – nell'interpretazione fantascientifica dell'evoluzione umana – uno strumento alieno definito «il monolito» abbia modificato la storia del genere umano introducendo l'insoddisfazione nella nostra mente.

Nel libro, il congegno alieno mostra lo spettacolo di uomini-scimmia grassi e appagati ad un gruppo di uomini-scimmia che stanno morendo di fame, stimolando la nascita del desiderio e costringendo le menti primitive a cercare il modo di soddisfarlo. Benché il bisogno indotto dal monolito in questo esempio sia effettivamente radicato nella realtà dell'inedia, il meccanismo è lo stesso che porta oggi milioni di persone ad acquistare un telefono cellulare. La pubblicità ostenta un membro della razza umana particolarmente desiderabile che ne fa uso, e mostra quanto fondamentale sia farne uso. Scene di soddisfazione simbolica adornano l'esistenza di chi adopera tale strumento, le cui qualità sono esaltate sotto ogni punto di vista. In breve lo spettatore sentirà la «necessità» di possedere l'oggetto in questione per soddisfare un'esigenza totalmente indotta. Questo meccanismo è particolarmente efficace nei confronti di bambini e persone dotate di minore senso critico ma, come ci rivelano gli esperimenti di Moscovici, proprio chi mostra maggiore resistenza a questi stimoli a livello cosciente ne subisce di converso una maggiore influenza a livello inconscio.

Richiamo sessuale

Nell'attirare l'attenzione delle persone vengono variamente utilizzati elementi visivi, simbolici o cognitivi di varia natura: tensione, imbarazzo, spavento, eccitazione sono tutti risultati emotivi ricercati tramite questi strumenti. Uno degli intensificatori emotivi prediletti del messaggio pubblicitario è certamente il richiamo sessuale: segretarie sexy, vicine di casa o di ombrellone avvenenti e discinte, ogni sorta di personaggio femminile «desiderabile» compone l'universo pubblicitario.

In alcuni casi molto espliciti la donna si trasforma direttamente nel bene o nell'oggetto desiderato, per essere «addentata» sotto forma di gelato, «bevuta» come una bibita o ancora «montata» come una vettura. Il desiderio sessuale viene esasperato con immagini evocative, simboliche, ambivalenti e spesso esplicite, con la doppia finalità di colpire l'immaginazione radicandosi nella memoria e di favorire l'associazione tra desiderio sessuale e desiderio dell'oggetto. La predominanza di donne, di cui vengono esaltati particolari anatomici o gestualità dal forte richiamo sessuale, non deve far pensare che il messaggio pubblicitario sia rivolto esclusivamente al pubblico maschile: sovente l'immagine del corpo femminile, soprattutto di parti anatomiche precise come le natiche, le cosce, il ventre o il seno, è studiata per promuovere nelle donne l'identificazione, mirata al «miglioramento» ove il prodotto sia in qualche modo correlato all'aspetto esteriore – prodotti di bellezza o di abbigliamento – oppure per pura e semplice associazione inconscia («la donna dalle belle gambe guida quel genere di macchina» oppure «la donna che addenta il gelato tale è molto desiderabile e dunque molto corteggiata»).

Target famiglia

Uno dei bersagli essenziali del Mindfucking dei media è la famiglia. Come modello interattivo, la famiglia è la sede di processi (educativi, formativi, emotivi e di percezione del sé e della realtà) assai preziosi per chi intende applicare condizionamenti a lungo termine. Per questo i metodi di condizionamento più poveri di mezzi cercano in tutti i modi di allontanare l'individuo dalla sfera di influenza della sua famiglia, mentre i sistemi più efficaci e potenti non combattono la famiglia, bensì la rendono veicolo delle modificazioni desiderate. Abituare i bambini alla presenza dei media, alla loro importanza e al loro potere di influenza DENTRO IL NUCLEO FAMILIARE STESSO è una strategia a lungo termine avviata negli anni Cinquanta, che non manca di dare ancora oggi i suoi frutti.

Ripetizione

Il meccanismo della continua ripetizione come metodo di assimilazione di un concetto è ben noto a chi debba, ad esempio, rammentarsi un numero telefonico. La ripetizione viene usata anche in questa forma di intrusione nella nostra mente: gli ossessivi ritornelli di molte pubblicità ci rincorrono anche quando siamo lontani dalla televisione, i cliché e gli slogan diventano parte dei nostri modi di dire quotidiani. I pubblicitari non vogliono ottenere i nomi di partigiani o false confessioni, vogliono però che noi crediamo che un dato prodotto lava «più bianco del bianco» o che un altro prodotto «vuol dire fiducia». E per farlo violentano la nostra mente con strumenti meno cruenti ma ben più subdoli e raffinati di quelli a disposizione delle SS o degli ufficiali coreani. Ancora Meerloo negli anni Sessanta scriveva: «È estremamente difficile sfuggire alla meccanica ripetitività delle suggestioni pubblicitarie nella vita odierna. Persino quando la nostra mente critica le rigetta, ci troviamo sedotti a fare ciò che il nostro intelletto ci mostra come stupido».

Tramite la ripetizione alcuni cliché, associazioni mentali e opinioni penetrano nella nostra coscienza, affondano nella nostra memoria e riemergono nel nostro comportamento quotidiano senza che se ne abbiano chiaramente percezione e coscienza.

Ricatto sociale

Un bambino si sentirà infelice senza il giocattolo tanto pubblicizzato. Un genitore si sentirà in colpa nel rendere infelice il proprio figlio per così poco. Il giocattolo sarà acquistato. Per quanto questa dinamica ci appaia quotidiana, proviamo a rileggerla in questo modo: degli estranei hanno reso infelice vostro figlio per costringervi a comperare qualcosa da loro. Non solo, continueranno a farlo, e se non cederete al loro ricatto vostro figlio ne pagherà le conseguenze. Che rendere infelice vostro figlio avvenga tramite un sottile gioco di Mindfucking pubblicitario, o che avvenga insultandolo e umiliandolo verbalmente davanti ai suoi coetanei, non è psicologicamente differente. Eppure se un distinto psicologo cinquantenne in giacca e cravatta avvicinasse vostro figlio mentre gioca coi suoi amici per renderlo infelice in questo modo, trovereste la cosa molto grave. L'illusoria eccezione che viene sollevata è che il battage pubblicitario sarebbe soltanto un consiglio, non un ordine inderogabile. Un consiglio che, tecnicamente, basta spegnere il televisore per ignorare. Ma questa bugia ha le gambe molto corte, considerato che le televisioni sono accese in tutte le altre case, e che vostro figlio sarà assai più infelice nel vedersi privato dei propri cartoni animati e di ogni altro elemento di socializzazione veicolato attraverso il piccolo schermo. Di fatto la Tv (e tra breve Internet) sono il parco giochi di vostro figlio. Un parco giochi pieno di psicologi e pubblicitari che fanno di tutto per renderlo infelice con il preciso intento di farvi comprare dati prodotti per lui. Il che ci fa notare che tutti gli amici di vostro figlio stanno subendo lo stesso trattamento e una buona percentuale dei loro genitori cederanno presto al ricatto. Purtroppo, i modelli di consenso della nostra società sono così cementati che nessuno ha mai elevato alcuna protesta per questa costante e predatoria intrusione nella mente dei nostri bambini.

Il consumatore ideale

La saturazione del messaggio pubblicitario fornisce allo spettatore un'immagine riflessa di sé assolutamente stereotipa: la famiglia sorridente con la macchina lucida, il manager fascinoso e sicuro di sé con l'orologio di prestigio, i bambini felici e soddisfatti con le loro merendine colorate e via dicendo. Ecco quindi descrivere ogni aspetto della vita privata e sociale fin nei minimi dettagli: dalla schiuma da barba ai boxer, dalle calze all'assorbente, dalla pettinatura alla cravatta, dalla stilografica all'autovettura, dai mobili funzionali all'adesivo per la dentiera, il consumatore ideale ha l'abbigliamento, l'aspetto fisico, gli atteggiamenti e naturalmente gli accessori necessari ad ogni momento e fase della sua vita.

Questi messaggi vengono studiati per appagare la richiesta di identità della massa, spingendo alla identificazione dei tratti essenzialmente positivi dei personaggi degli spot e alla loro associazione con gli oggetti che si desidera promuovere.

Ma l'effetto più sconcertante non risiede tanto nella seconda parte del messaggio pubblicitario, ovvero la promozione dell'oggetto, bensì nelle conseguenze della prima parte del messaggio, l'immagine riflessa – e omologata – dello spettatore. L'effetto è allarmante: lo spettatore assimila, in totale assenza di capacità critica, il messaggio comportamentale e persino fisico della reclame. Malattie come l'anoressia o la bulimia, forme depressive e molti altri sintomi preoccupanti manifestano il delirante desiderio del pubblico di essere il più simile possibile ai personaggi – stereotipi – rappresentati dai media come modelli di esistenza. Ultimo stadio di questo processo di alienazione dalla realtà è il successo delle trasmissioni di tipo voyeuristico, ovvero il filmare e mandare in onda la vita «reale» mentre imita e si adegua alla vita «televisiva» (ma di questo torneremo a parlare nel prossimo paragrafo).

Il messaggio pubblicitario diventa quindi profeta e creatore del «nuovo uomo» di tipo huxleiano, plasma e scandisce la vita delle persone indirizzando le energie e le risorse verso modelli di apparenza, di comportamento e di consumo. Per fortuna, molte persone avvertono ancora con fastidio le identificazioni che vengono proposte quotidianamente, e se anche cedono ai bisogni indotti, rifiutano di identificarsi nello stupido consumatore sorridente.

Di tutto, di più

Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati [...]. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di fatti al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri d'essere «veramente bene informati». Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno.
RAY BRADBURY, Fahrenheit 451

La ridondanza propria dei mezzi di comunicazione comporta, persino nel loro potere condizionante, lo sviluppo di alcuni grotteschi paradossi. In televisione vediamo come orari differenti siano associati a pubblicità e programmazioni differenti, a seconda del target di pubblico che ci si attende assista allo spettacolo. Così avremo pubblicità di riviste «rosa» o di sconti sull'abbigliamento infantile durante un film strappalacrime e spot di motociclette e jeans durante un film d'azione. La nevrotica caccia al «consumatore perfetto» si spinge a cercare sempre nuovi angoli e nuove prospettive di sfruttamento dello spettatore. Nel fornire un modello di comportamento, i media stabiliscono cosa il consumatore debba considerare più o meno importante, volgare, elitario o rappresentativo. Tramite la saturazione del mercato, i mezzi di comunicazione di massa impongono modelli di vita e relazione sociale anche a chi non ne subisca direttamente l'influsso o ne sia particolarmente schermato grazie a forti capacità critiche o ad una ridotta ricettività. Plasmando le relazioni sociali secondo i parametri della rappresentazione televisiva, i media esportano il mondo fittizio dello schermo nella vita reale e rendono la stessa vita reale un elemento di secondo piano nella percezione collettiva. Meerloo scrive:

Questa situazione enfatizza l'ingordigia nevrotica del pubblico, il bisogno di indulgere in divertimenti privati al costo di perdere consapevolezza dei valori reali. Il pubblico si lascia condizionare da valori commerciali. Ovviamente un pubblico libero trova gradualmente le proprie difese contro gli slogan, ma la disonestà e sfiducia scivolano attraverso le barriere della nostra coscienza e lasciano un assillante senso di insoddisfazione.

Quel triste fenomeno mediatico che è stato ed è il cosiddetto Grande Fratello, ovvero l'idea di spiare in massa la vera-finta vita di un gruppo di ragazzi chiusi in un appartamento come pesci rossi nella loro vaschetta, ha consacrato la necessità di guardare la vita «reale» dentro lo schermo per valutarla come tale. La lente della macchina da presa diventa lo specchio deformante in cui lo spettatore si vede riflesso, nella sua grottesca volontà di apparire CONFORME al modello di vita che la stessa televisione gli ha infuso. Ma l'aspetto forse più inquietante consiste nel fatto che quei poveri soggetti mostrano quanto profondamente la loro vita «reale» sia noiosamente identica al modello stereotipo televisivo di cui il programma diventa, suo malgrado, una spietata parodia.

L'arca di Noè

Nel 1973 la Sun International Pictures diffuse un breve documentario sulla ricerca dei resti dell'Arca di Noè avvistati sul Monte Ararat in Turchia. Vent'anni dopo un documentario della Cbs mostrò l'incredibile scoperta effettuata dal ricercatore Gorge Jammal, già noto per aver effettuato ritrovamenti di reperti minori nel 1986. Nel filmato egli mostrava alle telecamere un frammento di legno che affermava essere un resto dell'Arca. La notizia venne ripresa da più voci e sostenuta con grande veemenza dalla Icr (Institute for Creation Research), un'organizzazione cristiana che ricerca prove scientifiche a supporto dell'interpretazione della Bibbia.

Dopo che questa scoperta venne riportata sulle principali riviste e nei media, Jammal spiegò che il reperto era in realtà un semplice pezzo di legno macchiato con differenti sostanze, tra cui vino, salse, spezie e alcool, e poi «cotto» in un forno a microonde. Ateo e aderente a un'organizzazione antireligiosa, confessò quindi pubblicamente di aver giocato una sorta di burla per mettere in luce la poca attendibilità delle ipotesi sostenute dalla Icr e la facilità con cui sia possibile creare certezze incrollabili nella gente sfruttando i mass media e la fede religiosa. In alcuni ambienti di ispirazione cristiana sovente viene ancora citato questo «ritrovamento» come un fatto reale a riprova dell'attendibilità storica delle Sacre Scritture. È un esempio di come una realtà mediatica dimostratamente falsa possa sostituire un dato di realtà nella percezione di chi ne venga «condizionato». […]