Lettera a un religioso

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Simone Weil
Lettera a un religioso
Con uno scritto di Pier Cesare Bori
Scritta nel 1942, la Lettera a un religioso esprime l’inquietudine spirituale e morale di un’anima davanti al mistero di Dio e della verità. Ma è anche una forte presa di posizione critica nei confronti della Chiesa e dei suoi dogmi. Attingendo dalla cultura classica, dalle tradizioni cinesi, egizie e indù, Simone Weil, in una continua tensione di avvicinamento e di allontanamento dal cattolicesimo, riflette sulla possibilità di un universalismo per il quale ogni religione rivelatasi nel corso della Storia ha colto quelle stesse verità trasmesse dal cristianesimo. Un universalismo che non prevede sintesi o forme di sincretismo ma che cerca piuttosto di aprire il cristianesimo dall’interno. Perché è la verità, per Simone Weil, il fondamento e principio normativo del suo cristianesimo “critico” e illuminista. Con un saggio di Pier Cesare Bori, studioso di giurisprudenza, teologia e scienze bibliche, che dal 1970 ha insegnato Storia del Cristianesimo e delle Chiese, Filosofia morale e Diritti umani presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.
Simone Weil
(Parigi, 1909 – Ashford, 1943) Nata da una famiglia di ebrei non praticanti, si laurea in Filosofia e insegna nei licei di varie città di provincia. Nel 1936 affianca per breve tempo le Brigate Internazionali nella Guerra Civile spagnola mentre durante il secondo conflitto mondiale lavora nell’organizzazione antinazista France Combattante. Alla fine degli anni Trenta si avvicina al cristianesimo. Di Simone Weil Castelvecchi ha pubblicato, tra gli altri, Viaggio in Italia, La persona è sacra?, Una costituente per l’Europa. Scritti londinesi.
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