La ferita originaria

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Maria Antonietta Vito

La ferita originaria

Tanino nasce ed Esterina, sua madre, muore nel metterlo al mondo: una ferita originaria che s’imprime nella sua carne come disperata incapacità d’amare. Le generazioni si susseguono, i destini s’intrecciano, follia e saggezza si tengono per mano, in un percorso labirintico attraverso un lungo arco di tempo, sullo sfondo d’una striscia di terra tra il vulcano e il mare, luogo reale e mitico al tempo stesso, fiaba metafisica, in cui vita e morte coabitano. Adulti e bambini, donne e uomini, si portano incollato addosso uno stigma che li obbliga a una lotta serrata, quasi epica, con le proprie lacerazioni. Gaetano, Lucia, Nunziata, Salvatore, Amalia, Eugenio, in modi e con esiti diversi, s’avventurano in percorsi di conoscenza segnati da luci e ombre, orrori e tenerezze. Maria Antonietta Vito, con uno stile affabulatorio, quasi da cantastorie, costruisce un racconto polifonico, dai colori a tratti foschi, a tratti solari, con una voce narrante che adotta lo sguardo di ciascun personaggio, ne segue i passi, ne esplora le emozioni, ne cattura i pensieri, ora con ironia, ora con compassione, ora con vibrante simpatia.

MARIA ANTONIETTA VITO
Nata a Napoli, vive da molti anni a Padova. Questo è il suo terzo romanzo dopo Il viaggio (1988) e Il disincanto (1992). È autrice di raccolte poetiche (La casa dei silenzi, Tutto di te rimane, Se sei felice) e, in collaborazione con Domenico Canciani, ha curato per Castelvecchi l’edizione critica di numerosi scritti filosofici di Simone Weil: Una costituente per l’Europa. Scritti londinesi e L’amicizia pura (2013), Padre nostro e Viaggio in Italia (2015), Venezia salva (2016), La persona è sacra? (2017).


Il Mattino Ed. Nazionale 20/08/23

 

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