coperitna di Meglio essere felici Zygmunt Bauman

Meglio essere felici

Prefazione di Massimo Arcangeli - Traduzione di Cristina Guarnieri

pagine 48


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La felicità promessa dal progresso moderno è associata a un’esistenza priva di turbamenti, di inciampi, senza sforzo. Ma siamo proprio sicuri che questa sia felicità? Richiamando con emozione pensatori quali Johann Wolfgang von Goethe o Alexis de Tocqueville, Sigmund Freud o Max Scheler, Zygmunt Bauman riflette sulle cause sociali della felicità e dell’infelicità dei nostri giorni. Mentre il mercato consumistico produce clienti insoddisfatti, una strana malinconia pervade gli abitanti delle nostre democrazie. La solitudine, virus dell’era contemporanea, nutre il business dei social network, e intanto l’amicizia, l’amore e la necessità vitale di vivere assieme agli altri all’interno della polis comune che appartiene a tutti noi tendono a sparire. Bauman disegna il tragitto dell’essere umano che, fra destino e carattere, si muove alla ricerca della felicità. Se la felicità non è uno stato permanente, se è difficile definirne il contenuto – come insegna il pensiero filosofico, da Aristotele a Kant – una cosa è comunque certa: meglio essere felici che infelici.

 

 

 

Il presente testo è basato sulla conferenza di Zygmunt Bauman svoltasi il 3 giugno del 2016 nell’ambito del festival Leggendo Metropolitano di Cagliari.

L’Editore desidera ringraziare Zygmunt Bauman, il direttore di Leggendo Metropolitano Saverio Gaeta e il festival per la gentile collaborazione.

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Zygmunt Bauman

(Poznań, 19 novembre 1925 – Leeds, 9 gennaio 2017) Sociologo e filosofo polacco di origine ebraica, dopo l’invasione nazista si rifugiò in Urss, da cui dovette nuovamente emigrare per via delle purghe antisemite. Dal 1971 al 1990 ha insegnato Sociologia all’Università di Leeds. Nella sua vasta produzione ha sviluppato soprattutto il rapporto fra modernità e totalitarismo (in particolare la Shoah) e fra moderno e post-moderno, coniando il nuovo concetto di «società liquida».



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