coperitna di IL VOSTRO ORDINE E IL NOSTRO DISORDINE Pietro Gori

IL VOSTRO ORDINE E IL NOSTRO DISORDINE


pagine 120


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Cos’è rivoluzionario? È rivoluzionario sostenere la tutela dei lavoratori? È rivoluzionario difendere i diritti di sciopero, di manifestazione, di libera associazione e libero pensiero? È rivoluzionario rifiutare i matrimoni combinati per affermare le «ragioni del cuore»? Dal suo esilio, l’anarchico Pietro Gori si pone questi interrogativi tra il finire dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, trovando delle risposte che oggi sorprendono per la loro attualità. Avvocato, attivista e poeta (suoi i più celebri canti anarchici italiani), Gori sapeva che le grandi battaglie andavano combattute anzitutto con la penna: la sua scrittura è lucida, incisiva e, al tempo stesso, colta e poetica. Il libro riunisce due conferenze politiche (Il vostro ordine e il nostro disordine, 1896; e La donna e la famiglia, 1900) e l’arringa In difesa di Sante Caserio, scritta per l’uomo che nel 1894 uccise il Presidente della Repubblica francese: un delitto del quale Gori, accusato di esserne l’ispiratore, parla nelle due interviste che completano il volume.

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Pietro Gori

(Messina, 1865 – Portoferraio, 1911) Tra i principali protagonisti dell’anarchismo italiano, Pietro Gori è stato avvocato, giornalista, scrittore e compositore. Ricordato principalmente per le sue canzoni (Addio Lugano bella, La ballata di Sante Caserio, L’inno della canaglia, Stornelli d’esilio), Gori è stato soprattutto un letterato, si ricordino le sue poesie Ceneri e faville o l’opera teatrale Calendimaggio. Avvocato degli anarchici, era fortemente convinto che le condizioni economiche e sociali determinassero i comportamenti estremi degli anarchisti, comportamenti che quindi non potevano attribuirsi a «un’innata predisposizione al male» come voluto dalla scuola lombrosiana. A sostegno di queste convinzioni fondò la rivista «Criminología moderna». Per lungo tempo in esilio a causa della sua attività politica, viaggiò a lungo in Europa e in Sudamerica, fino al definitivo ritorno in Italia nel 1902.



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