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Guerra in Europa, la prefazione di Romano Prodi

Pubblichiamo la prefazione di Romano Prodi al libro “Guerra in Europa” di Adolfo Battaglia e Stefano Silvestri.

Finalmente un pamphlet breve, intelligente, ben motivato e di cui non solo si condividono le conclusioni, ma si trovano le motivazioni per completarle, procedendo tuttavia nella stessa direzione. La tesi fondamentale è che, senza una politica estera comune, non solo non si può avere una vera Unione, ma nemmeno una difesa europea, nonostante gli indubbi sforzi di collaborazione in materia portati avanti negli scorsi anni. Tuttavia, a differenza dei due autorevoli autori, sono convinto che, almeno ultimamente, sia stato proprio il progresso dell’economia (con il Next Generation EU) a salvare l’Unione Europea e a sollevarne l’immagine nel resto del mondo. Una salvezza parziale, e forse transitoria, ma credo che, proprio in conseguenza di questi progressi economici, i miei ex studenti cinesi e americani, citati a p. 31, ritornerebbero a dedicare almeno un minimo di attenzione al vecchio continente. È bene ripetere che si tratta di una ripresa parziale e transitoria: senza una politica estera comune non potremo a lungo difendere nemmeno i nostri interessi economici fondamentali. Condivido inoltre che l’iniziativa in tale direzione debba essere presa da un accordo tra Francia, Germania, Italia e Spagna, accordo ovviamene aperto agli altri Paesi, molti dei quali immediatamente ad esso si assocerebbero. È infatti ora di sostituire radicalmente in tutti i campi (andando quindi forse oltre l’obiettivo dei due autori) la sciagurata regola dell’unanimità che ci sta rendendo irrilevanti, e forse anche un poco ridicoli. Nel campo della politica economica il passo in avanti è stato generato (oltre che dal Covid-19 e dalla Brexit) da una nuova presa d’atto dell’establishment tedesco. Esso si è reso conto che, di fronte alla Cina e agli Stati Uniti, anche la grande Germania poteva esistere solo se inclusa in una più grande Europa. Nel campo della politica estera e di difesa è la Francia che deve capire che solo la messa in comune con l’Unione Europea del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza e dell’armamento nucleare può permetterle di conservare un concreto ruolo nella politica globale.
Non nascondiamoci dietro a un dito: quella che un tempo era la vituperata Europa a più velocità è l’unico strumento per metterci al passo del mondo. Lo è stato per l’euro e lo si deve fare per tutta la politica europea, a cominciare dalla politica estera e della difesa comune. È, tra l’altro, l’unico strumento per rendere efficace e operativa l’Alleanza Atlantica. Un’alleanza che ci deve essere di riferimento anche per il futuro, ma con un ruolo che noi europei saremo in grado di esercitare solo se uniti. L’efficace illustrazione che arricchisce il pamphlet ci fornisce in fondo la chiave per capire quanto questa unità sia indispensabile. Leggiamola con attenzione, meditando sul fatto che la Libia, a poche miglia marittime da casa nostra, è ora spartita fra la Russia e la Turchia. La prima con un prodotto interno lordo inferiore all’Italia e l’altra con un Pil inferiore alla Spagna. È venuta quindi l’ora di difendere insieme i nostri interessi e la nostra sicurezza. Dobbiamo essere grati ai due autori che, in queste brevi pagine, ci aiutano a capire in quale direzione dobbiamo subito camminare. Di tempo ne abbiamo perso abbastanza.

Romano Prodi, gennaio 2022

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