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VIDEO – “Democrazia economica” di Laura Pennacchi

Un estratto da “Democrazia economica” di Laura Pennacchi appena uscito in libreria e il video della presentazione del libro che si è tenuta giovedì 4 marzo in diretta su Collettiva.it con Maurizio Landini, Enrico Letta e Nadia Urbinati. Moderata da Alberto Orioli.

Pensare a una prospettiva di espansione della democrazia economica in un quadro di riforma di alto profilo volta all’inveramento di un neoumanesimo e di un nuovo modello di sviluppo implica molto di più. Nell’Ottocento e nel Novecento l’elaborazione democratica si è allargata al di là dei principi normativi del liberalismo dei diritti naturali e ha incorporato come cruciale l’evoluzione filosofica, normativa, giuridica intorno alla connessione tra la categoria di soggetto, quella di dignità umana e sociale e quella di lavoro. La costituzionalizzazione che si opera nel secondo Novecento dei diritti, della dignità, del lavoro, trascina con sé anche una costituzionalizzazione della dipendenza dell’economia dalla politica, con una ovvia sovraordinazione del diritto e della politica all’economia. È stato mostrato così quanto il compito della politica di guidare l’economia sia idea moderna, non postmoderna e a quali esiti possano portare il costituzionalismo democratico e l’evoluzione dello Stato moderno, il quale nacque proprio dal superamento della patrimonializzazione dello Stato feudale e dalla sanzione della separazione tra proprietà e sovranità. Va rilevato che rispetto a tutto ciò il neoliberismo ha costituito un vero e proprio processo decostituente, ed ora è richiesto un nuovo processo costituente in grado di compiere ciò che Walter Benjamin definiva il «tenero compito» per superare l’oltraggio con cui la violenza distrugge il diritto. Il riconoscimento di valori, fini e beni comuni dovrebbe trattare, oltre ai bisogni e ai beni, quelle che Nancy Fraser chiama le «interpretazioni dei bisogni», con tutti i conflitti e le questioni di potere che anche le interpretazioni racchiudono, e che Rahel Jaeggi vede in azione nella ricerca di nuove «forme di vita». Così i processi dell’ampliamento e dell’approfondimento della sfera pubblica coinciderebbero con quelli dell’allargare la cittadinanza come fine collettivo e gli uni e gli altri darebbero vita a fenomeni di «politicizzazione» – compresa una maggiore «democratizzazione» dell’economia e della vita delle aziende – e a un tempo di «individuazione», nei quali si possono estrinsecare tanto le ispirazioni all’«autodeterminazione» quanto le pulsioni dell’ansia di «soggettivazione». Molte maglie rimangono aperte, nelle quali ci si può inserire, grazie alle quali e oltre le quali si deve agire. Attraverso queste maglie possono incanalarsi istanze valoriali sovvertitrici dell’ordine dato: avere/non avere, giusto/ingiusto, vero/falso, eguale/diseguale, libero/non libero. E può incanalarsi uno spirito progettuale intenso che coinvolga la riqualificazione ambientale, la reinvenzione e la generazione del lavoro, la critica della neutralità della scienza, l’estensione della democrazia economica. Tutto ciò richiede di immaginare orizzonti alternativi di impegno, mettere in gioco profonde attitudini di socievolezza e di cooperazione, ripensare i confini tra scambio di mercato e ciò che non è mercatizzabile, riesplorare la distinzione tra valori d’uso e valori di scambio, riscoprire la carica modellante e civilizzatrice del lavoro. A una concezione elementare e famelica dell’esistenza ricorrente alla paura come unica risorsa strategica bisogna opporre il «principio speranza» – teorizzato da Ernst Bloch come potenzialità dell’essere e apertura al cambiamento – che illumina e viene illuminato. Una visione della realtà fatta solo di paure, angosce, carenza di immaginazione non consente al condensato delle nostre esperienze di trasformarsi in un orizzonte di possibilità. Per non perderci nella paura abbiamo bisogno di rimanere vigili e riflessivi, in una parola “umani”: mantenere aperta la mente, accettare l’indeterminatezza, alimentare il riconoscimento reciproco, nutrire la speranza.

© 2021 Lit edizioni S.a.s.

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